Quello della musica in streaming è un mercato in continua crescita che può già contare su 14 milioni di consumatori paganti e che si stima possa arrivare a 148 milioni entro il 2025.
I consumi si stanno dunque spostando verso la musica in streaming a pagamento: di solito, pagando una quota mensile, è possibile ascoltare musica illimitatamente.
I quattro player principali di questo settore sono Vivendi, la Universal music, la Sony music e la Apple, che con il recente acquisto di Beats punta ad entrare pesantemente in questo mercato.
Dal 2008 ad oggi sono nate tre piattaforme che stanno cavalcando il mercato della musica in streaming: Spotify, Deezer e appunto Beats Music.
Quali sono i vantaggi offerti da questo settore?
Un abbonato della piattaforma genera ricavi annuali per l’industria musicale pari a 2,4 volte superiori rispetto alla media degli acquisti di cd fisici o musica digitale.
I margini di guadagno degli abbonamenti in streaming sono sostanzialmente più elevati.
Il modello ad “accesso” offre molte più possibilità al consumatore che può scoprire nuove canzoni ad un costo marginale pari a zero e può avere accesso ad una playlist condivisa.
Lo streaming musicale e il suo successo stanno cannibalizzando il mercato del download a pagamento: secondo il rapporto Nielsen riguardante gli Stati Uniti, i servizi in streaming sono cresciuti del 42% con oltre 70 miliardi di brani suonati attraverso servizi come Spotify.
Di contro i brani venduti attraverso le piattaforme di download a pagamento sono calati del 13% così come anche la vendita degli album digitali.
Contrariamente a quanto si possa pensare, le vendite del vinile invece sono cresciute del 40%.
Alla luce di questi dati, sembrano essere vincenti le scelte fatte da Google e da Apple che hanno acquistato, rispettivamente, Songza e Beats Music.
La musica è l’arte che si presta maggiormente alla condivisione: la sua natura è infatti quella di attirare e unire persone provenienti da diverse parti del mondo; per questo motivo è da poco nata Whyd, un social network dedicato alla musica che permette ai vari utenti di prelevare canzoni e colonne sonore da YouTube, Vimeo, Spotify e blog per fare il “bookmark” sul proprio profilo.
E’ così possibile creare una playlist su misura e poi condividerla con gli altri utenti, che possono essere perfetti sconosciuti o amici su Facebook. Prima di poter essere usata, è necessario indicare una preferenza sui generi musicali che l’utente ha intenzione di ascoltare: da qui Whyd propone una lista di persone che hanno scelto genere, dando così degli spunti su qualche nuovo brano non ancora ascoltato o inserito nella propria playlist.
Spotify è invece la piattaforma social di streaming musicale che sta avendo maggiore successo e rappresenta un mercato che in Italia vale circa 36 milioni di euro, detenendo una quota del 24% del mercato discografico nel nostro Paese. Spotify ha avuto così tanto successo che ora la società sarà quotata in borsa.
Ma quale è stata la ricetta vincente di tutte queste piattaforme?
I punti di forza sono rappresentati dal proporre un’offerta musicale variegata da ascoltare su pc, tablet e smartphone, da scaricare e condividere sui social network, siti e blog.
Dopo aver visto la crescita esponenziale di questo settore, pare che anche YouTube lancerà a Settembre la sua piattaforma di musica in streaming a pagamento: il servizio non è ancora partito ma ha già scatenato diverse polemiche perché, a quanto pare, YouTube bloccherà i video delle case discografiche che non accetteranno i termini e condizioni del contratto. Inoltre sembra che anche Amazon voglia sfidare Spotify lanciando un servizio di streaming musicale gratuito per tutti i suoi clienti premium: sarà infatti permesso loro di ascoltare senza interruzioni pubblicitarie e costi aggiuntivi le canzoni del catalogo.
La musica in streaming si conferma così come il futuro per l’industria musicale e sembra che la battaglia sia appena cominciata: staremo a vedere cosa succederà nei prossimi tempi.


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