I bambini, anche molto piccoli, passano sempre più tempo con i tablet e le loro applicazioni, completamente catturati dalla loro interfaccia e dalle mille possibilità che offrono.
Gli effetti di questa rivoluzione non sono completamente prevedibili ma è certo che cambieranno lo sviluppo e le forme di apprendimento.
Si parte dall’idea di base che le tecnologie non siano né buone né cattive ma che a fare la differenza sia l’uso che se ne fa. I bambini di età compresa tra 1 e 4 anni mostrano ormai una capacità precoce di apprendimento nell’uso delle nuove tecnologie e dei dispositivi tattili. La preoccupazione più grande riguarda il fatto che l’uso della tecnologia fin dalla più tenera età potrebbe incidere sulla creatività dei nuovi nativi digitali in erba.
Una scuola di pensiero ritiene infatti che l’uso frequente delle nuove tecnologie non sembri aiutare lo sviluppo delle capacità sociali del bambino: il tablet rischia infatti di scoraggiare l’interazione sociale e la comunicazione. Tra gli studiosi però non tutti condividono timori ed apprensioni. Alcuni evidenziano come anche la distrazione indotta da strumenti a bassa tecnologia, come un album da colorare, in realtà non aiutino l’interazione sociale ed anzi, per alcuni bambini si trasformino nel modo perfetto per isolarsi dalla realtà circostante. Secondo diversi studiosi, il tablet è uno strumento dalle potenzialità infinite e con un valore elevato per un apprendimento indipendente ed autonomo.
La possibilità di controllo da parte dei genitori rende il tablet uno strumento più sicuro della televisione: può fare miracoli in termini di crescita del potenziale intellettivo e cognitivo dei bambini, ma solo se e quando è utilizzato nel modo corretto.
Una posizione intermedia è quella di non impedire l’uso delle nuove tecnologie ma di affiancare i bambini quando ne fanno uso: lo schermo di un tablet può diventare uno strumento potente per imparare insieme, anche giocando, in modo da favorire lo sviluppo dei sensi. I genitori possono usare i nuovi dispositivi per stimolare il gusto per lo studio e la ricerca di informazioni utili.
Da una parte migliora il processo di coordinamento dei movimenti e velocizza il processo decisionale, dall’altra riduce la capacità di mantenere l’attenzione su un compito a lungo infatti il fatto di trovare immediatamente, con un semplice tocco della mano, ciò che si desidera, riduce la necessità di rimanere concentrati su quello che stiamo facendo.
Per gli adolescenti invece? Per i ragazzi, la tecnologia significa relazione, voglia di socializzare e lo strumento da loro più utilizzato è sicuramente il cellulare; uno dei problemi che il suo utilizzo può causare è rappresentato dal bombardamento dei messaggi: gli adolescenti rischiano talvolta di trascorrere l’intera giornata a rispondere a sms. Esiste inoltre il problema della privacy: nella psiche di un adolescente, i concetti di privacy e riservatezza sono pressoché inesistenti quindi si tende a condividere tutto di sé, senza filtro alcuno e questo può sfociare nel cyberbullismo.
L’importanza della tecnologia si sta facendo sempre più strada e molto spesso viene utilizzata per fini educativi e sono state proposte diverse soluzioni, più o meno innovative:

  • Lavagne interattive: la loro superficie è rappresentata da uno schermo digitale sensibile al tocco delle dita; gli insegnanti e studenti possono così controllare qualsiasi applicazione e risorsa multimediale, da internet al cd-rom. Ad oggi sono già state installate 7697 lavagne interattive che si aggiungono alle 3300 fornite dal Ministero della Funzione pubblica; sono inoltre iniziati i corsi di formazione per 30000 docenti.
  • Class 2.0: il progetto attuato dal Ministero dell’Istruzione mira a trasformare l’ambiente di apprendimento tradizionale attraverso le tecnologie e la didattica digitale.
  • Class Craft: questo software è stato ideato da un professore statunitense e trasforma le lezioni in avventure con missioni da completare e nemici da sconfiggere. Trasforma una normale giornata scolastica in un’avventura, grazie alla “gamification”. Ma come funziona? All’inizio dell’anno scolastico ogni studente sceglie il proprio alter ego, successivamente la classe viene divisa in più gruppi all’interno dei quali gli alunni devono collaborare per raggiungere il loro obiettivo. L’obiettivo di Class Craft è quello di favorire la collaborazione tra studenti più bravi e meno bravi: aiutandosi tra loro invece gli studenti potranno avanzare uniti nella loro avventura.

Ecco come le nuove tecnologie stanno prendendo sempre più piede soprattutto per quanto riguarda il percorso di istruzione dei ragazzi. E voi cosa ne pensate?


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