La tecnologia della replica è un vecchio sogno che ora è alla nostra portata: le stampanti 3D che, depositando uno strato dopo l’altro trasformano gli schemi in oggetti, sono ormai diventate una realtà. La stampa 3D permette di avere una riproduzione reale di un modello 3D; le stampanti sono generalmente più veloci, più affidabili e più semplici da usare rispetto ad altre tecnologie per la produzione additiva. Offrono la possibilità di stampare e assemblare parti composte da materiali con diverse proprietà fisiche e meccaniche in un singolo processo di costruzione.
Negli ultimi anni il costo delle stampanti 3D si è notevolmente ridotto, rendendole economicamente accessibili alle piccole e medie imprese e favorendone l’ingresso nel mondo degli uffici. Offrono un grande potenziale per la produzione di applicazioni e la tecnologia trova anche uso nel settore della gioielleria, calzoleria, progettazione industriale, architettura, automotive, aerospaziale, medico e dentistico.
Durante la fiera dedicata all’innovazione, la Maker Faire, tra quelli più innovativi vi è Lumifold, una stampante 3D portatile in grado di creare qualsiasi oggetto utilizzando una resina fotosensibile che prende la forma desiderata grazie alla luce. L’inventore è italiano e si chiama Davide Marin. Tra i progetti italiani migliori vi è anche 3D Racers, il kit con cui è possibile disegnare i modellini delle proprie auto da corsa scegliendo tra circa 100.000 dettagli e stamparli direttamente in 3D: per pilotarle basterà poi usare uno smartphone o un tablet.
Per il mondo industriale questo settore ha una interessante valenza economica perché permette di risparmiare tempo e denaro, specialmente quando si tratta di replicare pezzi quasi unici, quindi molto costosi da fabbricare. Anche la Nasa già usa con grande soddisfazione le stampanti 3D per replicare pezzi di motori dei prossimi razzi vettore: è una tecnica molto promettente che permette di abbattere i costi e i tempi di realizzazione.
Ma quali sono gli oggetti che hanno suscitato l’interesse più grande?

  • La prima auto in 3D: il prototipo della vettura è stato stampato in 44 ore e rapidamente assemblato da un team per poi essere messo in strada;
  • I vasi sanguigni: questo risultato potrebbe essere il primo passo verso la produzione di organi umani come cuore, polmoni e fegato. Uno dei maggiori ostacoli nella produzione di tessuti grandi e di organi è trovare la maniera di stampare parti del sistema circolatorio umano.
  • La pelle dello squalo: è stato dimostrato che aumenta la velocità nel nuoto del 6,6% riducendo del 5,9% l’energia necessaria. La pelle sintetica di squalo è stata ottenuta nell’Università americana di Harvard e, vista al microscopio, è una distesa di squame dalla forma bizzarra e appuntita che ricorda quella dei denti.
  • Le scarpe da corsa: nel Regno Unito è stato realizzato un prototipo di scarpa da corsa “vivente; sono state stampate in 3D grazie ad un materiale biologico artificiale. La loro capacità è quella di autoripararsi in una sola nottata. Il mix corretto di molecole genera sistemi capaci di comportamenti diversi in relazione a pressione, oppure calore, oppure ancora luce. Tutto inizia con la rilevazione delle esatte dimensioni e conformazione dei piedi: dopodiché si procede con la stampa e si ottiene una sorta di seconda pelle da indossare. Il materiale biologico artificiale è reattivo ma non solo durante la corsa, anche alla fine di essa. Il rilascio dell’energia può essere usato per l’autoriparazione: è sufficiente riporle in un contenitore con liquido di protocella che continua a mantenere in vita gli organismi e in una nottata avviene la rigenerazione.

Le applicazioni della stampa tridimensionale sono infinite e possono anche salvare la vita ad un bambino: a dimostrarlo l’esperienza di Glenn Green, il primo a impiantare una trachea stampata in un neonato di sei settimane; inoltre possono aprire un futuro ai giovanissimi come i tre ragazzi italiani premiati da Focus per aver creato un apparecchio che ricicla gli scarti delle stampanti producendo un filamento plastico pronto al riuso.
Questa tecnologia sembra aprire nuove strade che prima di oggi sembravano impossibili da percorrere; chissà cosa riusciremo a creare tra qualche anno?


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